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Impresa e Territorio

 

Il contesto economico della provincia di Lecce

Il ritmo di crescita degli investimenti fissi lordi, condizionato da un quadro internazionale ancora relativamente instabile, rimarrebbe in linea con quanto prospettato per il 2008. Un certo impulso dovrebbe sostenere lo sviluppo delle esportazioni che nel 2009 dovrebbe essere pari al 3,0%, in accelerazione rispetto all’anno in corso (0,6%).

Nel biennio 2010-2011 si dovrebbe assistere a un più incisivo miglioramento dello scenario internazionale: tanto il PIL mondiale quanto il commercio internazionale dovrebbero riprendere a crescere secondo ritmi più sostenuti. Una prospettiva analoga coinvolgerebbe l’economia italiana il cui PIL dovrebbe aumentare dell’1,3% in media all’anno.

Se, da un lato, condizioni di cambio più difficili e la sempre maggiore concorrenza che caratterizza i mercati internazionali mettono alla prova il sistema produttivo italiano, dall’altro appaiono evidenti gli effetti positivi legati alla ristrutturazione del sistema industriale e al suo riposizionamento verso produzioni a maggior valore aggiunto.

Sul fronte della domanda estera si prevede un’accelerazione delle esportazioni (3,1% nel 2010, 3,6% nel 2011), mentre la crescita degli investimenti fissi lordi, in linea con quella del PIL, segnala un recupero pur senza raggiungere ritmi di sviluppo particolarmente elevati.

Per quanto concerne i consumi delle famiglie, il contenimento dell’inflazione e il leggero recupero del reddito disponibile, favorito dall’evoluzione positiva dell’occupazione, comportano un’accelerazione del ritmo di sviluppo pari a 1,3% nel 2010 e 1,4% l’anno seguente.

Il mercato del lavoro, pur risentendo del rallentamento dell’economia, appare comunque interessato da una crescita dell’occupazione che dovrebbe attestarsi allo 0,5% quest’anno e nel 2009, mentre nel biennio seguente si dovrebbe registrare un aumento dell’indicatore dello 0,6% - 0,7%. Parallelamente il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 6% nel 2008 e nel 2009 ed evidenziare una lieve, ma progressiva diminuzione nel biennio seguente (5,8% nel 2011).

La provincia di Lecce

Dal 2004 al 2006 la provincia di Lecce ha in parte recuperato il ritardo dall’Italia nella produzione di ricchezza (+4,5% nel 2005 e +4,1% nel 2006).
Tra il 2006 e il 2007 è però diminuito il numero di imprese e di occupati. La crescita del Pil e delle esportazioni è risultata inferiore a quanto mediamente registrato in Italia.
Il PIL pro-capite nel 2007 è stato pari a 15.732 euro (25.862 euro la media nazionale).

Il sistema territoriale e produttivo salentino, ancora troppo dipendente dal manifatturiero leggero a elevata intensità di manodopera, soffre la crescente competizione di costo dei paesi di recente industrializzazione, in particolare dei Paesi dell’Estremo Oriente.
Molte imprese dell’area, dopo essere state costrette a ridimensionare l’organico, cercano ora di riposizionarsi su una fascia più alta di produzione.

Da segnalare il recente sviluppo di attività “brain intensive” che stanno favorendo il rinnovamento del tessuto produttivo e la crescita della competitività:
  • nel manifatturiero leggero (tessili, cuoio/prodotti in pelle e legno/mobili)
  • nel manifatturiero a media tecnologia (meccanica)
  • nei servizi a elevato valore aggiunto (sanità, credito, turismo)
  • nei settori tecnologicamente avanzati (energia, materiali innovativi, aeronautico, avionica e aerospaziale, nautico, Ict).


L’aumento del numero di imprese in questi settori, testimonia la terziarizzazione del
sistema come risposta alla crescente necessità di accrescere la competitività.

Considerando la distribuzione degli occupati per settori di attività nella provincia di Lecce:
  • l’agricoltura, attraversata da una costante contrazione, passa dal 7,3% del 2004 al 5,2% del 2007
  • l’industria passa dal 26,2% al 25,5%
  • i servizi crescono dal 66,4% al 69,3% (superiore sia al dato medio regionale pari a 65,1% che a quello medio nazionale pari a 65,9%).

Nella provincia di Lecce il Pil è aumentato tra il 2004 e il 2007 del +12,4% (+10,3% a livello nazionale).
Le costruzioni nello stesso periodo crescono in valore del 23,8% (+17,7% la media nazionale) e contribuiscono oggi per il 9,6% a produrre ricchezza.
L’agricoltura perde il 30,7% (-10,8% la media nazionale) e rappresenta oggi appena l’1,9% del Pil.
L’industria in senso stretto registra un valore pari a +0,9%, al di sotto della media nazionale (+4,6%) ed esprime un’incidenza del 12,6%.
Bene i servizi, con un’espansione dell’11,7% (+10,9% la media nazionale). Il settore esprime il 75,9% della ricchezza prodotta (71,4% la media nazionale).

Commercio estero

Le vendite all’estero, dopo tre anni difficili, hanno ripreso a crescere nel 2007:
  • -5,0% nel 2004 (media nazionale + 7,5%)
  • -11,9% nel 2005 (+5,5%)
  • -4,5% nel 2006 (+10,7%)
  • +5,1% nel 2007 (+8,0%).

Nel periodo gennaio-giugno 2008 il valore delle esportazioni della provincia di Lecce ha registrato un incremento dell’1,2% rispetto al corrispondente periodo del 2007.
L’export nazionale è cresciuto, invece, del 5,9%, quello della regione Puglia dell’11,2%.

Il volume delle esportazioni salentine è stato pari a 302,5 milioni di euro, per un peso sull’export regionale dell’8,3%, quello dell’import è invece di 180,2 mln corrispondente a un peso sull’import regionale del 3,9%. Il saldo, positivo, è stato pari a 122,3 milioni di euro.

Si conferma nel semestre in esame il ruolo trainante dell’export di macchine e apparecchi meccanici, con 113,2 milioni di merci esportate e un incremento rispetto a gennaio-giugno 2007 del 26,3%, rappresentando oltre il 37% dell’export complessivo.

Un incremento notevole registra anche l’export delle macchine ed apparecchi elettrici (+33,5%) anche se il valore monetario delle esportazioni è piuttosto modesto: 6,8 milioni di euro.

L’altro settore importante del commercio estero salentino, il calzaturiero (68,7 milioni), continua a registrare flessioni importanti (-30,7%), mentre il comparto dell’abbigliamento (32,4 mln di esportazioni) registra un -3,5%.
Positivo l’export del tessile +3,5% con 14,7 milioni di merci esportate.
Le esportazioni di prodotti agricoli sono cresciute, rispetto al primo semestre 2007, del 18,8%.

Le importazioni salentine, pari a 180,2 milioni, registrano una flessione del 17,6%. Il calzaturiero (28,8 mln) soffre il maggior calo (–53,6%), seguito dal comparto abbigliamento (17,4%) con 18,9 milioni di merci importate. Anche il tessile con 9,5 milioni di merci importate, chiude il semestre con una variazione negativa del 7,8%.

Crescono del 22,5% le importazioni dei prodotti alimentari, per un valore di 23 milioni di euro, e dei prodotti dell’agricoltura pari a un valore di 16,4 milioni (+83,6%).
Il principale mercato estero destinatario dei prodotti salentini è rappresentato dai paesi dell’Europa (77%). Il secondo mercato è costituito dall’America Settentrionale, ma è raggiunto solo dall’8,9% delle merci. Anche l’Asia rappresenta il target di una modesta fetta di export leccese, che si aggira attorno al 5,5%.

I paesi europei assorbono 228,2 milioni di euro di merci salentine, in leggera diminuzione (-3,3%) rispetto al primo semestre 2007.
Albania (40,6 mln), Germania (33,2 mln) e Francia (32,1 mln) sono i principali partner. Sono diminuite le vendite verso l’Albania (–15,2%) e la Francia (-11,5%) e aumentate verso la Germania (+2,3%).
Altri importanti mercati sono: sono la Danimarca con 11,8 mln (-12,1%) e la Svizzera con 11,7 milioni di euro (+27,5%).

Le esportazioni verso il continente africano (25,4 milioni) sono cresciute del 53,6% rispetto al semestre dello scorso anno. Si esporta verso l’Algeria (5,5 mln; -5,6%), il Sudafrica (4,8 mln; +93,9%) e l’Angola (3,1 mln; +455,2%).

L’export verso l’America è stato di 28,5 milioni di euro, con un incremento dello 0,9%, di questi 23,5 milioni si riferiscono a merci esportate negli Stati Uniti (-5,9%).

Verso l’Asia e il Medio Oriente l’export è stato di 16,7 milioni, con una crescita del 15,7%. I principali paesi di destinazione dell’area sono gli Emirarti Arabi con 5,7 mln (+100,50%), il Bahrein con 2,1 mln (+296,3%) e il Bangladesh con 1,5 mln (-69,2%).

L’export verso l’Oceania è stato pari a 3,7 milioni (-1%) dei quali 1,8 mln indirizzati verso l’Australia (+94,1%).