Export regioni italiane gennaio settembre 2009
Nei primi nove mesi del 2009, rispetto al corrispondente periodo dellanno precedente, il valore delle esportazioni italiane registra una flessione del 23,1 per cento (verso i paesi Ue meno 25,5 per cento, verso i paesi extra Ue meno 19,7 per cento).
Tutte le ripartizioni territoriali fanno rilevare flessioni nelle esportazioni, con riduzioni superiori alla media nazionale per quella insulare (meno 44,2 per cento, dovuta alla forte riduzione del valore delle vendite all’estero di prodotti petroliferi raffinati) e per quella meridionale (meno 27,2 per cento).
Flessioni inferiori alla media nazionale sono registrate, invece, dalla ripartizione nord-occidentale (meno 22,5 per cento), da quella nord-orientale (meno 22,4 per cento) e dall’Italia centrale (meno 18 per cento).
La dinamica congiunturale, valutata sulla base dei dati trimestrali depurati della componente stagionale, evidenzia, nel terzo trimestre 2009 rispetto al trimestre precedente, variazioni positive delle esportazioni in tutte le ripartizioni. Gli incrementi più rilevanti si registrano per Italia nord-orientale (più 4,7 per cento) e Italia nordoccidentale (più 4,3 per cento).
Nei primi nove mesi del 2009, rispetto al corrispondente periodo del 2008, tutte le regioni fanno registrare una flessione delle esportazioni, ad eccezione della Liguria (più 8,8 per cento, per il forte incremento delle vendite all’estero dei mezzi di trasporto).
Fra le regioni che più contribuiscono ai flussi commerciali con l’estero, le flessioni maggiori riguardano:
- Sardegna (meno 50 per cento)
- Sicilia (meno 40,8 per cento)
- Abruzzo (meno 35,7 per cento)
- Marche (meno 28,4 per cento)
- Puglia (meno 27,8 per cento)
- Piemonte (meno 25,9 per cento)
- Emilia-Romagna (meno 25,4 per cento)
- Lombardia (meno 22,6 per cento)
- Veneto (meno 20,7 per cento).
Andamento delle esportazioni per area di sbocco
La flessione delle esportazioni dell’area nord-occidentale nei primi nove mesi del 2009, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (meno 22,5 per cento) ha interessato maggiormente i flussi verso i paesi Ue (meno 26,9 per cento), con variazioni particolarmente negative verso Spagna, Regno Unito e Germania. Per i paesi extra Ue (meno 15,7 per cento nel loro complesso) si rilevano flessioni marcate verso Russia, Turchia, Brasile, paesi Mercosur, Sudafrica e India.
L’incremento della quota delle esportazioni della ripartizione sul complesso delle esportazioni nazionali (passata dal 40,3 al 40,6 per cento), è determinato dall’aumento di quella relativa ai paesi extra Ue (dal 38,7 al 40,6 per cento), a fronte di una riduzione di quella verso i paesi Ue (dal 41,3 al 40,5 per cento).
Considerando le vendite della ripartizione per area geoeconomica di destinazione, nello stesso periodo si registra una crescita dell’incidenza dei paesi dell’area extra Ue (dal 39,2 al 42,7 per cento).
La flessione delle esportazioni dell’Italia nord-orientale (meno 22,4 per cento) deriva da tendenze omogenee dei flussi verso le due principali aree di sbocco:
- i flussi diretti verso i paesi Ue (meno 22,9 per cento) segnano diminuzioni particolarmente rilevanti per Regno Unito e Spagna
- l’export diretto verso i paesi extra Ue (meno 21,6 per cento), registra diminuzioni particolarmente significative verso Russia, Sudafrica, Messico, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti; i flussi diretti verso la Cina mostrano, invece, un lieve incremento.
La quota delle vendite della ripartizione sul totale nazionale è leggermente aumentata (da 31 a 31,3 per cento), con un incremento della quota relativa ai paesi Ue (da 31 a 32 per cento) e una flessione di quella dei paesi extra Ue (da 31,1 a 30,4 per cento).
La struttura geografica delle esportazioni della ripartizione si è modificata a favore dell’area extra Ue che, nei primi nove mesi del 2009, ha assorbito il 41,3 per cento delle esportazioni, rispetto al 40,9 per cento del corrispondente periodo del 2008.
La contrazione delle esportazioni generate nell’Italia centrale (meno 18 per cento) è dovuta soprattutto alla caduta dei flussi diretti verso i paesi Ue, diminuiti del 19,2 per cento, con flessioni rilevanti verso Spagna e Germania. Nell’area extra Ue (meno 16,5 per cento) diminuzioni significative si registrano per le esportazioni verso Messico, Russia, India, Stati Uniti, Sudafrica, paesi ASEAN e Turchia; mentre incrementi si sono registrati per Cina, Svizzera e Corea del Sud.
La crescita di un punto percentuale della quota delle esportazioni della ripartizione sul totale nazionale, che si attesta al 15,7 per cento, è dovuta soprattutto all’aumento della quota relativa ai flussi verso i paesi Ue (dal 13,6 al 14,7 per cento) mentre l’incremento relativo ai paesi extra Ue è più contenuto (dal 16,4 al 17 per cento).
La struttura geografica delle esportazioni si è modificata a favore dei paesi extra Ue, la cui incidenza nei primi nove mesi del 2009, rispetto al corrispondente periodo del 2008, è aumentata dal 45,3 al 46,1 per cento.
Nell’area meridionale e insulare la flessione delle esportazioni (meno 33,6 per cento) è più intensa per i flussi diretti verso i paesi UE (meno 34,5 per cento), rispetto a quella rilevata per le esportazioni dirette verso i paesi extra Ue (meno 32,4 per cento).
Verso i paesi Ue decrementi rilevanti riguardano Spagna e Francia. Per i paesi extra Ue, flessioni significative si registrano per Messico, Russia, paesi ASEAN, Turchia, paesi EDA, Brasile, Stati Uniti, paesi Mercosur e Corea del Sud; aumenti si rilevano, invece, per India e Svizzera.
Nel confronto fra i primi nove mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008 è diminuita l’incidenza delle esportazioni della ripartizione sul totale nazionale (dal 12,2 al 10,5 per cento), con una flessione della quota delle vendite sia verso i paesi Ue (dall’11,8 al 10,4 per cento) sia verso i paesi extra Ue (dal 12,7 al 10,7 per cento).
La composizione delle esportazioni delle regioni meridionali e insulari per area geoeconomica di sbocco ha visto aumentare di 0,7 punti percentuali la quota verso i paesi extra Ue a scapito di quella verso i paesi Ue.
Settori che contribuiscono maggiormente alle esportazioni nazionali
Si registrano flessioni significative per coke e prodotti petroliferi raffinati (meno 44,4 per cento), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (meno 31,8 per cento), mezzi di trasporto (meno 29,3 per cento, al cui interno gli autoveicoli segnano una flessione del 38,5 per cento), prodotti tessili (meno 25,3 per cento) e sostanze e prodotti chimici (meno 23,9 per cento).
Relativamente all’origine regionale delle esportazioni di questi comparti, per il coke e prodotti petroliferi raffinati le regioni che contribuiscono maggiormente alle vendite dirette verso l’estero e che registrano le maggiori flessioni di tali flussi sono Friuli-Venezia Giulia (meno 63,6 per cento), Toscana (meno 59 per cento), Sardegna (meno52,2 per cento), Lombardia (meno 47,3 per cento) e Sicilia (meno 41 per cento).
Per i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, le flessioni maggioririguardano Valle d’Aosta (meno 60 per cento), Puglia (meno 51,1 per cento), Umbria(meno 49,7), Friuli-Venezia Giulia (meno 40,2 per cento), Piemonte (meno 39,1 percento), Abruzzo (meno 34,1 per cento), Trentino-Alto Adige (meno 33,9 per cento),Lombardia (meno 32,4 per cento) ed Emilia-Romagna (meno 31,1 per cento);incrementi riguardano Toscana e Liguria.
Le vendite all’estero di mezzi di trasporto registrano flessioni particolarmente significative da Abruzzo (meno 53,2 per cento),Campania (meno 47,5 per cento), Trentino-Alto Adige (meno 39,3 per cento), Puglia(meno 39,1 per cento), Veneto (meno 38,4 per cento), Emilia-Romagna (meno 35,3 per cento), Lombardia (meno 32,1 per cento) e Piemonte (meno 27,4 per cento).
Considerando le regioni con flussi significativi, incrementi sono registrati da Liguria e Friuli-Venezia Giulia.
Per i prodotti tessili le regioni con le maggiori flessioni sono: Friuli-Venezia Giulia (meno 38,9 per cento), Lazio (meno 35,7 per cento), Umbria (meno 33,9 per cento), Piemonte (meno 29,2 per cento), Lombardia (meno 26,9 per cento), Toscana (meno 22,3 per cento) e Veneto (meno 19,1 per cento).
Per sostanze e prodotti chimici, le regioni con le flessioni maggiori sono Sicilia (meno 53,8 per cento), Sardegna (meno 46,6 per cento), Puglia (meno 38,6 per cento), Lazio (meno 32 per cento), Trentino-Alto Adige (meno 28,9 per cento), Emilia-Romagna (meno 22,6 per cento) e Lombardia (meno 21,1 per cento).
Fonte: ISTAT