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Esportazioni food nel Benin, attenzione alle truffe

Molte aziende italiane del settore alimentare ricevono ordini sostanziosi da operatori commerciali del Benin. Una consulenza legale di ASSRI a favore di un’azienda pugliese ha smascherato una truffa.

Il caso analizzato ha riguardato l’esportazione di vino nello stato africano.
Il rapporto commercale è iniziato con ordinativi sostanziosi, per continuare con richieste, da parte dell'importatore, che comportavano un esborso di denaro (2.000/3.000 euro) per portare a termine l'operazione.

A conclusione dell'affare è risultato che il presunto compratore non ha pagato nulla mentre il venditore ha supportato le spese (pagate al presunto importatore) per portare a termine l'ipotetica transazione.

Nello specifico, queste le modalità di truffa più utilizzate:

  • “Registration fees”: si richiedono, ingenti quantitativi di olio o vino e, allo stesso tempo, si avanza all’esportatore italiano la richiesta di somme di denaro necessario a pagare non meglio precisate tasse di registrazione o certificati da ottenere presso questo o quel Ministero

  • “Consulenze”: all’inizio si richiedono ingenti quantitativi di merce salvo poi "indirizzare" il venditore presso società di consulenza legali prima della transazione, allo scopo di regolarizzare la posizione dello stesso venditore, con riguardo a presunti accrediti presso Enti o Ministeri per l'esportazione della merce.

La legislazione nel Benin

Alla luce del caso preso in esame, precisiamo che la legislazione del Benin pone a esclusivo onere della società beninese importatrice l'autorizzazione del commercio dei beni comprati. Tale autorizzazione viene rilasciata dal Ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo rurale, Direction Alimentation et Nutrition Appliquée (DANA).

Non esiste, quindi, nessun obbligo di registrazione e nessuna richiesta di certificati viene posta a carico dell'azienda esportatrice.

Inoltre, le parti sono libere di pattuire le metodologie di pagamento della fornitura, senza dover osservare, anche in questo caso, nessuna norma imperativa.

Gli elementi utili ai fini della valutazione della serietà della proposta sono rappresentati dal fatto che spesso:
  • gli indirizzi e-mail dell’importatore non contengono il nome di un'azienda (ossia nome@fantasialimited.com)
  • le e-mail sono scritte in inglese quasi perfetto, mentre la lingua parlata in Benin è il francese.

Prova della truffa, come sottolineato in precedenza, è la richiesta di pagamento di un qualsiasi adempimento burocratico.

Avv. Pierluigi Cornacchia
Sportello legale - ASSRI
sportellolegale@assri.it