Nuovi dazi Ue sulle scarpe cinesi e vietnamite
Le misure restrittive precedentemente imposte rimangono invariate: 16,5% sulle calzature cinesi; 9,7% su quelle vietnamite. La nuova decisione ribalta l’orientamento espresso il 19 novembre 2009 dal Comitato Ue antidumping che, in un primo tempo, si era dichiarato favorevole a interrompere i dazi.
Determinante l’azione di lobbying dei Paesi produttori (con l’Italia in prima fila) che ha spinto Germania, Austria e Malta ad astenersi alla seconda votazione del 2 dicembre 2009 (l’astensione conta come voto decisivo nell’ambito del gruppo per le Questioni commerciali formato dai rappresentanti dei 27 Paesi).
L’industria europea delle calzature ha quindi a disposizione altri 15 mesi per completare il processo di ristrutturazione reso necessario dalla sempre più agguerrita concorrenza di prezzo dei produttori asiatici. Hanno votato per il prolungamento dei dazi: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria, Slovenia. Si sono invece astenuti Slovacchia, Lituania, Germania, Austria e Malta. Questa decisione rafforza la credibilità del sistema europeo di difesa commerciale e ridimensiona il ruolo delle lobby dei grandi importatori e distributori europei di calzature.